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Victoria and Albert Museum

The British Galleries

London, UK

1999-2001

Il rinnovamento delle British Galleries è stato il più ambizioso progetto di rinnovamento del V&A Museum negli ultimi cinquant’anni. 15 nuove sale, articolate su due piani, illustrano – facendo ampio ricorso a strumenti interattivi – il design britannico tra il 1500 e il 1900 secondo una sistemazione cronologica, incentrata su quattro temi: lo stile, gli artefici del gusto, la vita alla moda, le novità.

Progetto museografico: Dinah Casson, Jon Williams, Casson Mann, Londra

La sfida

I parametri chiave del capitolato del V&A erano: il design, la funzionalità, il value for money e il rispetto dei tempi e del budget. Il museo cercava inoltre un fornitore in grado di sviluppare, costruire e installare gli allestimenti interni.

Il V&A e i suoi designer ambivano alla visione più continua possibile degli oggetti all’interno delle vetrine: l’ideale sarebbero state vetrine realizzate interamente in vetro, prive di cornici. Vista l’impossibilità di realizzarle, i telai dovevano essere minimi, nel rispetto ovviamente delle garanzie di sicurezza.

Il progetto prevedeva 170 vetrine diverse, delle dimensioni più disparate, per esporre oggetti eterogenei e utilizzare al meglio lo spazio disponibile, spesso irregolare, delle sale del museo. Per la climatizzazione, inoltre, potevano essere utilizzati solo materiali passivi che non interagissero chimicamente con gli oggetti esposti. Le vetrine infine dovevano avere aperture assai ampie e garantire l’assoluta sicurezza degli operatori.

La soluzione

La messa a punto del progetto ha richiesto un continuo lavoro a stretto contatto con i designer e il team di progettazione del museo. La sua rielaborazione, maturata grazie a disegni, prove meccaniche e costruzione di prototipi, ha portato alla realizzazione di “famiglie” di vetrine basate su sette differenti sistemi di apertura, alcuni dei quali assolutamente innovativi.

Uno degli obiettivi fondamentali del progetto museografico era riuscire a realizzare delle grandi vetrine a parete, simili a “bolle di cristallo”, che dessero l’impressione di “avvolgere” i contesti proteggendoli, piuttosto che di contenerli. La sfida raccolta è stata quella di realizzare dei grandi box in vetro, apribili per rotazione dell’intera struttura, in modo da creare il piano di battuta e dunque di compressione delle guarnizioni, tra vetro e struttura della vetrina, e non tra fronte e pareti di vetro. Questi grandi box sono dotati di una ruota ammortizzata, nell’angolo opposto rispetto alla cerniera, che aiuta il movimento sostenendo il notevole peso della porzione apribile.

La realizzazione delle 20 vetrine a galleria, in linea e ad angolo – per una lunghezza totale di 120 metri di esposizione –, ha richiesto numerose ante giustapposte, senza montanti intermedi, che potessero essere aperte in spazi particolarmente ridotti, come nel caso delle vetrine laterali: l’utilizzo di sistemi di apertura a scorrimento con guarnizione a labbro garantiscono un’adeguata tenuta.

L’esperienza delle British Galleries ha un preciso significato anche in relazione alla ingegnerizzazione di cassetti espositivi poiché tra i molti movimentabili manualmente e dotati di smorzatori di finecorsa in apertura e chiusura, ve ne sono alcuni che, per la particolare delicatezza degli oggetti contenuti, sono azionati da un motore elettrico che offre una garanzia totale di movimento fluido e uniforme.

La sfida rappresentata da questo progetto era insita nelle sue stesse dimensioni: 170 vetrine l’una diversa dall’altra, 5.000 disegni tecnici, 40.000 disegni costruttivi, 800 mensole in vetro per un totale di 1.600 m2 , 205 lastre di ardesia, 95 lastre di pietra serena, 22 differenti tipi di tessuto, 60 viaggi con camion a bilico per un totale di 90.000 km percorsi, 100.000 ore di installazione.

Il significato di questa esperienza ha portato alla pubblicazione, in coedizione con il Victoria & Albert Museum, del volume Creating the British Galleries  (2004), IV della serie degli Annali del Laboratorio Museotecnico.  

Il museo ha vinto l’European Museum of the Year Award 2003.

Il progetto in numeri

Area espositiva: 3.400 m2 ; unità espositive: 170; lunghezza del fronte espositivo: 396 m