Indietro
  • Europa
  • Gran Bretagna
  • Musei di arti decorative, artigianato, design
  • 2010-2018

The Design Museum

Cartier in motion

London, UK

2017

La mostra Cartier in motion inquadra Louis Cartier e il suo nuovo modo di guardare agli orologi e alla gioielleria nel contesto del suo tempo: un’epoca caratterizzata da un grande dinamismo e da una forte cesura con la tradizione che si manifesta in tutte le opere dell’ingegno umano, dall’industria, all’architettura, all’arte. Emblematico segno dei tempi, la passione per i nuovi strumenti di trasporto e la velocità – auto, barche e soprattutto aerei – contagia Cartier e i ristretti circoli aristocratici che ne rappresentavano larga parte della committenza. L’influenza crescente che l’ingegneria esercita sulla società di inizio secolo, non si limita alle tecnicalità ma modifica profondamente anche il gusto spingendo verso la ricerca della funzionalità, dell’essenzialità e anticipando in qualche modo il minimalismo. La mostra pone l’accento sui legami tra tecnologia e forma artistica e sull’amore di Cartier per le geometrie pure, essenziali che fa delle sue creazioni un’anticipazione dei principi che ispireranno di lì a poco gli artisti della Bauhaus. La figura di Cartier viene illustrata attraverso la sua amicizia con i pionieri dell’epoca, tra cui l’aviatore Alberto Santos-Dumont, per cui progetterà il primo orologio da polso, e l’ingegner Gustave Eiffel.

Progetto museografico: Foster+Partners - London, con la collaborazione di Deyan Sudjic, Design Museum Director

Il progetto museografico

Concepita come esposizione inaugurale del nuovo Design Museum di Londra, la mostra – che verrà allestita anche in altre sedi - doveva essere ospitata in uno spazio funzionale e tecnico del museo, non concepito per le esposizioni e pieno di distrazioni visive. Questo ha convinto Foster a immaginare un allestimento in sé compiuto e autosufficiente costituito da un sistema di vetrine e pannelli riutilizzabile e autonomo rispetto all’architettura dell’edificio. Per garantire la massima trasparenza, le vetrine dovevano essere costituite da un’unica lastra vetrata piegata a formare tre lati e da un quarto lato che fungesse da supporto agli artefatti. I pannelli dovevano avere grafiche retroilluminate o incorporare schermi per proiezioni. Vetrine e pannelli, alti circa due metri, potevano essere uniti o usati autonomamente: una sorta di ‘arredo’ da riconfigurare nel tempo in infinite combinazioni.

La sfida

La Goppion, espressamente scelta da Foster, ha realizzato le unità espositive che comprendono 14 vetrine (free standing, big wall e small wall) e 46 pannelli retroilluminati. Le vetrine, con apertura ad anta a battente, munite di cerniere antiparallelogramma, sono realizzate con cristalli curvi extrachiari antiriflesso ed intelaiati su struttura in alluminio. Sotto le ante alcune sfere ad alta portata scorrono su guide provvisorie, garantendo un’agevole apertura. Tutte le vetrine possiedono una illuminazione LED ‘customizzata’, controllata da un software sviluppato dalla Goppion basato su trasmissione via Bluetooth. Piccole strisce LED, nascoste sotto le mensole in cristallo, illuminano i piani espositivi. Tutti gli spot sono accessoriati con speciali coni capaci di focalizzare la luce sul singolo oggetto esposto, in funzione della sua posizione e forma dello stesso. Tutte le vetrine sono dotate di serratura elettronica munite di badge personalizzato, e serratura meccanica, oltre ad un sistema di ‘latches’ per aumentarne considerevolmente la tenuta. I sistemi espositivi sono predisposti per ospitare sistemi di controllo dell’umidità relativa. 7 di questi – destinati ad accogliere le opere più preziose e delicate - sono equipaggiati con unità filtranti al fine di garantire un corretto ricircolo dell’aria interna. I pannelli retroilluminati alcuni dei quali bifacciali (mm 2070x2150) sono stati prodotti dopo una lunga sperimentazione finalizzata ad ottenere sia una uniformità di retroilluminazione, sia la corretta illuminazione in trasparenza dei testi e delle immagini. Ogni pannello è intelaiato su una struttura in alluminio autoportante. L’allestimento di Cartier in Motion ha rappresentato una notevole sfida, sia per la complessità e la raffinatezza delle costruzioni che per i tempi ristretti in cui sono state realizzate. Esso ha costituito tuttavia una preziosissima testimonianza dell’efficienza dell’organizzazione aziendale della Goppion. L’accuratezza della progettazione dei nostri ingegneri, il network produttivo di elevata specializzazione che ha garantito la fornitura di componenti che necessitavano di lavorazioni estremamente complesse e precise e, al suo interno, il comaker che ha curato l’esclusivo procedimento della piegatura dei cristalli e, infine, le sofisticate operazioni di assemblaggio e montaggio avvenute nel nostro Laboratorio e di installazione sul cantiere ad opera delle nostre maestranze, hanno reso possibile tradurre in realtà, on time and on budget, il raffinato progetto dell’esigente maestro dell’architettura che è Lord Norman Foster.