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National Museum of African American History and Culture, Smithsonian Institution

Washington DC, US

2016

Il lungo cammino dall’inferno della schiavitù ai simboli dell’orgoglio afro-americano. È quanto si propone di mostrare lo Smithsonian National Museum of African American History and Culture (NMAAHC), inaugurato a Washington nel settembre 2016.

Dedicato alla centralità e alla rilevanza della cultura afro-americana nella storia della nazione, il suo intento è rappresentare per questa comunità un luogo in cui sentirsi finalmente a casa, ma al tempo stesso stimolati al cambiamento e alla costruzione di un futuro comune. Non un monumento commemorativo, ma piuttosto un museo che ricostruisca la storia.

Progetto architettonico: Freelon Group, Durham: Philip Freelon; Adjaye Associates, London: David Adjaye; J. Max Bond, Jr., Davis Brody Bond, New York

Progetto museografico: Ralph Appelbaum Associates, New York; Smithsonian Institution: Bryan Sieling

L’architettura

Progettato da David Adjaye, archistar inglese di origini tanzaniane, e da Philip Freelon, l’edificio che sorge sul National Mall con vista sul Campidoglio, sulla Casa Bianca e sul monumento a George Washington, è carico già nell’aspetto esteriore di valori simbolici. Un imponente blocco dal caldo colore del bronzo, con evidente richiamo all’etnia che celebra e alla sua partecipazione alla storia americana, in stridente contrasto col marmo bianco dell’architettura neoclassica della città. Una maestosa colonna, con ‘radici’ saldamente ancorate nel terreno e una sottile base in pietra coronata da un capitello rivestito in lastre di bronzo traforate, che si ispira alla scultura tribale Yoruba del XIX secolo, ma ricorda anche le acconciature tipiche delle donne africane. Omaggio all’artigianato afroamericano, le lastre di bronzo nelle quali si aprono ampi spazi vetrati con suggestivi squarci sul paesaggio circostante, permettono il filtraggio all’interno della luce naturale. A sud il porticato, attraverso il quale si accede al Museo, rappresenta un’estensione dell’edificio nel paesaggio e colma il divario tra l’interno e l’esterno.

L’exhibit design

Dipanato su 7 piani, di cui 4 interrati e 3 sopraelevati, l’itinerario, a densa carica emotiva, prende le mosse dai sotterranei del museo - dalla fedele ricostruzione di una capanna di schiavi ottocentesca della Carolina del Sud – e da qui muove verso l’alto, in un ideale viaggio dalla segregazione alla liberazione, illustrato da oltre mille oggetti che spaziano dai reperti dal relitto di una nave di schiavi a un vagone ferroviario per la segregazione, dal Libro degli Inni di Harriet Tubman ai ricordi di Martin Luther King, dal casco di Muhammad Alì alla Cadillac di Chuck Berry, dalla tromba di Louis Amstrong ai costumi di scena dei Jackson Five.

La sfida

Differenti case makers hanno lavorato all’ingegnerizzazione, alla realizzazione e all’allestimento delle vetrine di questo immenso museo. Goppion è stato scelto da Design&Production per ingegnerizzare e realizzare le vetrine più complesse, laddove la qualità della tecnologia e del ‘made in Italy’ è stata ritenuta indispensabile. Oltre 100 costruzioni, alcune lunghe più di 8 metri, distribuite ai vari livelli dell’edificio, interamente realizzate in Italia e trasportate con ben 16 container a Washington, dove la squadra dei tecnici Goppion ha lavorato per oltre 6 mesi. Tra gli oggetti iconici e particolarmente delicati del Museo conservati nelle nostre vetrine ricordiamo l’abito cui Rosa Parks stava lavorando all’epoca del suo arresto e una rara copia commemorativa firmata del 13° emendamento della Costituzione, che nel 1864 decretò l’abolizione definitiva della schiavitù, la cui teca è stata realizzata in collaborazione con il National Institute of Standards and Technology.