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Museum of American Revolution

Philadelphia, USA

2017

Monumento alla nascita della nazione americana, il nuovo Museo della Rivoluzione, situato nel cuore di Filadelfia, che ne è luogo simbolo, ne ripercorre la drammatica epopea in un affascinante viaggio attraverso gallerie espositive, pièces teatrali e ricostruzioni d’epoca.

Dagli iniziali sussulti di rivolta a Boston ai primi colpi di fucile della Guerra di Indipendenza, dalla firma della Dichiarazione di Indipendenza alla creazione della Repubblica il visitatore viene sapientemente condotto alla scoperta degli ideali che animarono i protagonisti, degli eventi storici e della ricca eredità che ancora sopravvive.

Progetto architettonico e museografico: Robert A.M. Stern Architects, New York

Il progetto museografico

La ricca collezione del Museo che conta migliaia di oggetti, di opere d’arte, di manoscritti, di volumi a stampa, ha avuto origine più di un secolo fa, dalla passione di un ministro che diede vita ad una raccolta fondi in tutto il paese per acquistare la tenda utilizzata da George Washington come quartier generale della rivoluzione. 

Lo staff del museo guidato dal chief historian Philip Mead ha dato vita a un museo moderno, coinvolgente e emozionante, che senza calcare troppo la mano su tecnologie immersive o 4D punta invece su situazioni visive meno “aggressive” ma pur sempre moderne e coinvolgenti.

Il percorso museale inizia in una sala-teatro dove il pubblico assiste a un film di dieci minuti sulle gesta di Washington al termine del quale lo schermo si solleva e compare la tenda, collocata in uno scenario virtuale di suoni e colori. Da lì in poi, la visita si dipana lungo quattro domande: come e perché quei coloni diventarono rivoluzionari, come la Rivoluzione riuscì a superare i suoi momenti più oscuri, quali furono le caratteristiche della guerra contro i britannici e, infine, che sorta di nazione uscì da quel processo. Un percorso cruciale per la consapevolezza civile degli statunitensi  ma di grandissimo interesse anche per i viaggiatori e i turisti. 

Gli oggetti originali si alternano a ricostruzioni in scala 1:1 dei momenti topici della Rivoluzione. Si va dall’albero della libertà di Boston all’abbattimento della statua del re Giorgio a New York; da una carica di due dragoni  a una ricostruzione dell’Independence Hall occupata dagli Inglesi nel 1777 e a una discussione tra membri della tribù nativa degli Oneida circa l’opportunità o meno di unirsi agli insorti. Di particolare efficacia la situazione che invita il pubblico a schierarsi in campo aperto come un reparto delle truppe continentali pronte a subire la scarica di fucileria da parte delle giubbe rosse britanniche. 

La sfida

La Goppion Inc. ha fornito 13 vetrine espressamente concepite e realizzate. Tutte riconducibili alla più performante classe delle vetrine Goppion – la Classe Q –, collocate a parete e di grandi dimensioni, la loro progettazione ha richiesto un accurato studio delle aperture, sia per  assicurare la perfetta visione delle opere contenute, sia per garantire un agevole accesso al vano espositivo da parte degli operatori. Sono stati così utilizzati sistemi di apertura differenziati, che variano dall’anta a battente (singola o doppia) con cerniere a quadrilatero articolato, alla apertura dell’intero fronte vetrato tramite due ante collocate all’estremità della vetrina con un’ulteriore anta centrale con apertura ad estrazione e scorrimento. L’essenzialità e l’eleganza formale, la qualità tecnologica, l’attenzione alla sicurezza – la vetrina che contiene la preziosa Diamond Eagle è dotata di cristallo antiproiettile – rappresentano il marchio di fabbrica Goppion e costituiscono il minimo comune denominatore delle nostre realizzazioni nei principali musei del mondo.

Parzialmente pre-montate nel Laboratorio di Trezzano e spedite via container, a causa delle loro dimensioni, le vetrine hanno richiesto per l’assemblaggio e l’installazione oltre due mesi di lavoro di una squadra specializzata di montatori. Un elaborato piano di movimentazione logistica ci ha consentito di superare le difficoltà logistiche dovute ai lavori di costruzione dell’edificio ancora in corso e di coordinare al meglio le varie società impegnate, fianco a fianco, nel cantiere.