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Museo dell'Opera del Duomo

Firenze, Italia

2015

Il progetto per il nuovo Museo dell’Opera del Duomo si poneva come obiettivo il raddoppio della superficie del museo originario, passando da 2.500 a 6.000 m2, e il difficile compito di contenere e valorizzare oltre 750 opere simbolo dell’arte rinascimentale. La progettazione dell’architettura e dell’allestimento delle opere si sono svolte in una operazione unitaria: sulla base del progetto museologico di Monsignor Verdon, è stato possibile ripensare l’intera configurazione del Museo e delle sue parti a costituire “lo straordinario racconto delle vicende sacre e profane legate al complesso monumentale costituito da Battistero, Cattedrale, Cupola e Campanile”.

Progetto architettonico e museografico: Adolfo Natalini e Guicciardini & Magni Architetti, Firenze

L’architettura e l’exhibit design

Oltre al rinnovo integrale del Museo esistente, compiti del progetto erano il recupero dell’ex Teatro degli Intrepidi e la creazione di nuovi ambienti per ampliare lo spazio espositivo e migliorarne la funzionalità, con la creazione di nuove scale, servizi e aree di accoglienza. All’interno del complesso si è intervenuti con modalità diverse a seconda delle varie parti. L’intervento più imponente e più caratterizzante è stato riservato al Teatro degli Intrepidi, il cui grande vuoto si è trasformato in uno spazio illuminato dall’alto e dominato da un modello al vero dell’antica facciata del Duomo, sul quale sono state ricollocate nella loro posizione originaria, e quindi ricontestualizzate, le sculture che la impreziosivano. A questa installazione si contrappone una grande quinta architettonica con le grandi teche che espongono le porte del Battistero. Tre gallerie laterali si sono aggiunte agli spazi preesistenti, per esporre le sculture antiche, i rilievi del Campanile e i modelli storici per la nuova facciata della Cattedrale. Tra il Teatro e gli altri edifici è stata creata una nuova galleria, praticamente invisibile dall’esterno, nella quale trovano posto i modelli della Cupola, il cantiere del Brunelleschi e il Coro Bandinelliano. Tra la Galleria della Cupola e la Sala del Coro un doppio volume permette di illuminare dall’alto la Sala della Pietà di Michelangelo. Tutti i sistemi di allestimento sono stati ripensati e rinnovati.

Le vetrine

Autore materiale dell’allestimento, la Goppion ha realizzato per il Museo vetrine uniche, veri prototipi dal funzionamento perfetto e dall’estetica raffinata, perfettamente rispondenti alle richieste dei committenti. Alla speciale vetrina per la Porta del Paradiso, realizzata nel 2012, si affiancano oggi le vetrine ‘gemelle’ per la Porta Nord anch’essa del Ghiberti e per la Porta Sud di Andrea Pisano. Sormontate dai gruppi scultorei originali, le monumentali vetrine sono alloggiate nella grande facciata ricostruita, che ne esalta il ruolo centrale nel passaggio dall’arte gotica a quella rinascimentale. La preziosità e la delicatezza delle Porte hanno richiesto condizioni di tenuta eccezionali, in grado di garantire la stabilizzazione dell’umidità relativa al di sotto del 15%, per evitare l’ossidazione delle parti dorate. Le tre vetrine sono dotate di sistema di avanzamento elettrico per consentire la manutenzione e la regolazione della posizione in relazione ai sofisticati sistemi illuminotecnici a LED che permettono la dimmerizzazione e la definizione della temperatura-colore. Vetrine speciali sono state appositamente studiate e realizzate anche per gli altri capolavori del Museo, quali la Maddalena di Donatello e le oreficerie, tra cui il prezioso l’Altare in argento del Battistero. Un complesso di 50 vetrine che, come quelle delle Porte, sono dotate di apparati di controllo climatico in sovrappressione, per prevenire che l’aria esterna penetri nella vetrina senza essere preventivamente filtrata. Le tubazioni necessarie al filtraggio e alla distribuzione dell’aria tramite compressori connessi alle singole teche sono integrate nell’architettura e perfettamente celate alla vista. La tipologia delle vetrine realizzate dalla Goppion è estremamente varia e ‘personalizzata’ sulle opere e i contesti da esporre, così come diversificate sono le tecnologie dei sistemi di apertura che spaziano dalle semplici ante a battente, ai pantografi motorizzati nelle vetrine a sollevamento, ai sofisticati sistemi di viti coassiali specificatamente ingegnerizzati per questo progetto. Un cenno particolare merita infine la grande teca che accoglie i parati sacri, dotata di cassetti climatizzati per la conservazione dei parati non esposti. Ogni cassetto è dotato di un sistema antishock per l’ammortizzamento dei movimenti di apertura e chiusura.