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MUSE – Museo delle Scienze

Trento, Italia

2012-2013

Progettato da Renzo Piano, il Muse costituisce il nucleo di un nuovo quartiere urbano che sorge in una zona industriale dismessa sull’Adige, caratterizzato da una speciale attenzione alla sostenibilità ambientale.

Dal profilo avveniristico, omaggio alle vette circostanti, le forme dell’edificio creano geometrie che riflettono con coerenza i contenuti di un peculiare percorso scientifico-culturale.

Articolato su quattro piani ampi ed aperti, il museo coniuga i contenuti e il tradizionale approccio dei Musei di Storia Naturale con i nuovi temi e le modalità di interazione dei moderni Science Centers.

Un museo che nasce e intende mantenere un forte radicamento con il territorio e con la dimensione alpina, da cui la narrazione prende l’avvio, evidenziandone l’unicità. La storia più antica dell’uomo che mano a mano si insedia, interagendo e poi modificando l’ambiente naturale, porta ad uscire dal contesto locale per entrare in problematiche più globali e portando il visitatore a confrontarsi con i grandi temi della partecipazione.

Progetto architettonico e progetto museografico: Renzo Piano Building Worshop - Genova

La sfida

L’allestimento del MUSE ha costituito per la Goppion – associata per l’occasione ad Asteria di Trento (grafica e multimediali) e Acuson di Torino (hardware) - un’esperienza ed una sfida assolutamente inedite, essendo stato chiamato a svolgere un ruolo di fit-out contractor, di regista e coordinatore dell’allestimento degli interni, che va molto al di là dell’ingegnerizzazione e della fornitura dei singoli elementi.

Le vere e proprie vetrine museali, per la cui produzione la Goppion è leader mondiale, costituiscono infatti solo una minima parte del progetto museografico redatto dallo Studio Piano, basato sulla successione di allestimenti unici, tutti diversi, ognuno dei quali ha richiesto studi ingegneristici, prototipizzazioni e test dedicati.

La soluzione

Principio ispiratore dell’intero allestimento è la Zero Gravity. Nel segno della diversificazione tra linguaggio architettonico e linguaggio museografico, gli oggetti galleggiano nel vuoto, i supporti e i contenitori – invisibili e “minimalisti” - assolutamente separati dal contesto che li accoglie. Così i tavoli sono stati “destrutturati” mantenendo il solo piano orizzontale, in legno, e riducendo le gambe a semplici tondini in acciaio che li ancorano alla struttura.

Il Big Void, il grande vuoto, attraversa l’intera costruzione dall’alto in basso, costituendo il fil rouge del percorso museale. Grande vuoto che si riempie di vita: animali stratificati disposi lungo una spirale destinata a restringersi e che rispetta la loro posizione nell’ambiente – dalla montagna alla pianura - e nel percorso evolutivo, giù giù fino ad arrivare ai loro progenitori, i grandi dinosauri collocati su pedane che ricreano l’ambiente preistorico trentino, al piano seminterrato.

Piani fluttanti ed intersecati tra loro, come le funi in acciaio che li collegano, costruiscono un enorme “castello di carte”, la cui cifra dominante, la leggerezza, non cela la complessità della costruzione e, simbolicamente, dell’evoluzione naturale.

Ancora una volta la Goppion si è messa al servizio della Direzione Artistica e Scientifica del progetto, dando vita e sostanza a costruzioni  ideali, traducendo ciò che era stato solo “immaginato” sulla carta in espressione solida, fatta di strutture reali - funi, tiranti, cavi, vetri, vetrine, supporti, grafica, multimedia – capaci di trasmettere al meglio il messaggio culturale e formale dei suoi ideatori.