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Deutsches Elfenbeinmuseum

Erbach, Germania

2016

Situato sulle montagne dell’Odenwald, il castello di Erbach ospita la sede del Deutsches Elfenbein Museum (Museo tedesco dell’avorio), testimonianza di un importante capitolo della storia culturale e industriale della regione. Verso la fine del 18° secolo, il conte Franz I, dopo anni di viaggi di studio nei maggiori centri culturali e politici europei, fondò ad Erbach la prima scuola d’intaglio di corno e di avorio, con il fine di risollevare, con la produzione e la vendita di preziosi oggetti d’uso e ornamentali, le drammatiche condizioni economiche in cui versava la sua contea. Grazie a questa sua intuizione ad Erbach si è sviluppato un artigianato di qualità dell’intaglio dell’avorio che, nel ‘900, è riuscito a dar vita ad una nuova industria per lo stampaggio a iniezione di materie plastiche, divenuta nota a livello internazionale grazie al marchio Koziol. Fulcro della nuova esposizione museale è il mondo delle idee del conte Franz e la sua attualità. Il suo spirito e la sua energia visionaria sono stati capaci di attivare le riforme sociali, culturali ed economiche necessarie a garantire la rinascita e il benessere della collettività sociale.

Progetto museografico: Sichau & Walter Architekten GmbH, Fulda, Germany

L’exhibit design

All’inizio del percorso la blackbox, una stanza nera a specchio, presenta, attraverso un’installazione multimediale e immersiva, la figura e gli ideali di Franz I. Da qui il percorso museale si snoda lungo le stanze del castello di Erbach, completamente oscurate, attraverso una scenografica passerella illuminata in rosso, lungo la quale le vetrine, concepite come colonne di luce, fluttuano in modo quasi irreale. Prive di basamento e telaio, con i vetri parzialmente satinati quasi a simulare la nebbia, creano un’aura misteriosa e contemplativa intorno ai pregiati pezzi dell’arte dell’intaglio, testimonianza del genio creativo e senza tempo degli artigiani-artisti della regione.

Avvolti dal buio, lo spazio e le architetture sono annullati e perciò solo percepiti. Rigorose geometrie, essenzialità e cura estrema di ogni dettaglio concorrono ad un allestimento in cui i contenitori e i contenuti - le vetrine e le opere - si fondono a coinvolgere tutti i sensi del visitatore e non la sola visione. Esperienza di visita che vuole emozionare e stupire, prima ancora che illustrare o, ancor meno, insegnare. All’insegna del ‘less is more’ la scelta dei reperti in mostra è stata operata dagli stessi architetti in totale sintonia con la Direzione del Castello, a rappresentare come ogni opera in sé, ma anche parte esemplare di un tutto, costituisca uno straordinario contributo culturale degli artigiani-artisti della regione.

Le vetrine

Le vetrine realizzate sono riconducibili alla Classe Q della Goppion, la linea a prestazioni più elevate e a maggior grado di personalizzazione. Caratterizzate da un’alta tenuta (10 giorni di ricambio d’aria), hanno una forma particolarmente stretta e sviluppata in altezza che ha richiesto studi specifici per garantirne la stabilità strutturale. Complesso è stato anche il montaggio in situ che, per le vetrine più grandi, ha reso necessario il sollevamento delle lastre in vetro e il passaggio attraverso una finestra al piano rialzato del castello con un autogru dal braccio di 20 m.