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L’ Albukhary Foundation Gallery del British Museum. Dal cuore di Londra un invito al dialogo interculturale nel segno dell’arte

Ottobre 2018

L’ Albukhary Foundation Gallery del British Museum. Dal cuore di Londra un invito al dialogo interculturale nel segno dell’arte

Non poteva mancare il British Museum tra i grandi musei che da qualche decennio a questa parte rinnovano la presentazione delle proprie collezioni di arte islamica, né poteva mancare la galleria di arte islamica nel grande progetto di rinnovamento delle gallerie che il British Museum sta portando avanti negli ultimi anni.

Espressione tangibile della volontà del museo di interpretare un importante ruolo politico e sociale, la nuova Albukhary Foundation Gallery of the Islamic World, inaugurata il 18 ottobre, si propone, già nella partnership tra un grande museo britannico e una fondazione che ha sede in Malesia, l’obiettivo di facilitare il dialogo tra genti e culture diverse e di promuovere i valori della pace e della coesistenza, attraverso l’esposizione di opere d’arte e manufatti che mostrano le profonde connessioni tra le culture dell'Islam e quelle del Mediterraneo e dell'Europa.

Nella nuova galleria sono esposti capolavori d’arte e oggetti di cultura materiale provenienti da un’immensa area geografica che spazia dal Mediterraneo all’estremo oriente, dall’Africa alla Cina, lungo un arco cronologico che dalle origini dell’Islam arriva ad oggi. Spaziando dall’archeologia, alle arti decorative, alla grafica, alla stampa, all’etnografia e ai tessuti, all’arte moderna e contemporanea, il British Museum ridisegna radicalmente l’esposizione delle sue ricche collezioni, cui destina alcune gallerie situate al primo piano, nel cuore del palazzo e fino ad oggi chiuse al pubblico (rooms 42-45).

Organizzata cronologicamente e per aree geografiche, l’esposizione si divide in due nuclei principali: il primo che copre il periodo dall’inizio dell’Islam al 1500, evidenziando le grandi dinastie medievali, con ampi affacci e rimandi alle gallerie vicine dove oggetti bizantini, vichinghi, dell’epoca delle Crociate e della Spagna Islamica, evidenziano l’influenza delle arti islamiche sulle arti occidentali. Nella seconda galleria, il visitatore incontra opere che rappresentano l'apice della creatività sotto le tre principali dinastie che hanno dominato il mondo islamico dal 16° secolo in avanti: gli Ottomani, i Safavidi e i Moghul. Il loro illuminato mecenatismo vide la produzione di magnifici oggetti, tra cui ceramiche, gioielli e dipinti che sono tra le glorie della collezione del British Museum.  Ampio spazio viene dedicato anche alle culture ‘minoritarie’ delle comunità non musulmane e al ruolo svolto dagli ebrei, cristiani, indù, zoroastriani e altri nella vita sociale, politica e culturale della regione.

Gli architetti Stanton & Williams hanno disegnato una galleria decisamente caratterizzata.

Come già avvenuto nella Waddesdon Bequest Gallery le grandi vetrine, veri e propri ambienti espositivi, rifuggono dal modello minimalista e impersonale, per rivendicare da un lato un ruolo di forte connotazione dell’architettura della galleria, conferendole un carattere di unicità e di distinzione rispetto al resto del museo, e dall’altro di fornire un nuovo contesto di inquadramento delle opere esposte, diventando parte integrante del messaggio e della comunicazione museale. Notevoli, dal punto di vista museologico, i piccoli vani espositivi ritagliati nelle vetrine a parete, che pur non isolandoli dagli altri evidenziano reperti e manufatti particolari.

L’ingegnerizzazione e la produzione delle vetrine della galleria, ha rappresentato per la Goppion una sfida e un impegno davvero notevoli, sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo.

Si tratta infatti di quasi sessanta vetrine, a muro, a isola e a tavolo, di dimensioni notevolissime, e di complessità strutturale particolarmente elevata.

Elementi comune a tutte le vetrine sono le grandi dimensioni (le vetrine a isola hanno un volume espositivo pari a 28 mc) e l’ampiezza delle parti apribili.

Tutte le vetrine adottano un sistema di apertura delle ante meccanizzato. Nelle vetrine a muro le ante a battente sono pensili, in modo da scongiurare possibili deflazioni delle lastre nel tempo. Nelle vetrine a isola il sistema di apertura è invece a traslazione, di non minore impegno ingegneristico, trattandosi di strutture interamente in vetro.

Le grandi aperture, necessarie per garantire al personale un agevole accesso ai vani espositivi (nelle vetrine ad isola il rapporto tra giunti fissi, cioè lastre vetrate incollate, e giunti mobili, cioè ante apribili, è di 1:9 hanno comportato un’attenzione particolare alla tenuta e alla conservazione preventiva.  Ciononostante i nostri sistemi di guarnizioni magnetiche brevettate ci hanno consentito di raggiungere prestazioni altissime: a fronte dello standard richiesto dai grandi musei di un ricambio d’aria ogni 10 gg., le vetrine a parete hanno una performance (certificata) di 1:40 e le vetrine a isola di 1:15.

Non minore impegno ha richiesto infine la logistica, sia della movimentazione delle grandi lastre vetrate, che  del montaggio in situ delle vetrine che ha richiesto una coordinazione serrata e molto articolata col personale del museo e ha visto impegnate, per oltre sei mesi, squadre specializzate di installazione formate da 18 persone. 

L’ Albukhary Foundation Gallery del British Museum. Dal cuore di Londra un invito al dialogo interculturale nel segno dell’arte